
-di Adriana Balzarini-
I ragazzi affetti della Sindrome di Down generalmente incontrano spesso problemi di equilibrio e hanno reazioni lente legate spesso ad un tono muscolare basso, e in genere fino a qualche anno fa, anche gli specialisti spiegavano ai genitori quello che questi ragazzi non sarebbero mai stati in grado di fare. Fortunatamente loro sono più tenaci e ci raccontano con la loro presenza nello sport quello che sanno o che hanno fatto e quello che ancora vogliono fare. In Italia la nostra Nicole non solo ha vinto titoli mondiali ma ha partecipato con grande femminilità a “Ballando sotto le stelle”, è entrata di diritto nelle classi di parecchie scuole italiane per spiegare cosa vuol dire impegnarsi senza mai arrendersi fino ad ottenere una pagina nei testi scolastici delle scuole italiane a lei dedicata , dimostrando che i sogni si possono realizzare e che non ci si deve arrendere mai . La sua frase “Vietato dire non ce la faccio” ha scavalcato l’ambiente di questi ragazzi ed è diventata una frase adottata da tutti quelli che per mille motivi credono di non essere all’altezza con energia e caparbietà vogliono raggiungere un risultato.
Chris Nikic è un altro esempio di cosa possono fare questi “ragazzi speciali” diventando il primo triatleta con Sindrome di Down a completare un “Full Ironman” tagliando il traguardo in meno di 17 ore, correndo, nuotando e pedalando; lo ha fatto anche per tutti quei “ragazzi speciali” che forse attraverso la sua impresa riusciranno ad avere un’ispirazione. E’ successo in Florida a Visit Panama City Beach 2020 e il suo tempo all’arrivo di 16 ore, 46 minuti e 9 secondi non è così importante perché lui essenzialmente ha raggiunto il primato al mondo: essere il primo ad incidere il suo nome nel Guinness World Record. Ma per Chris, tagliare quel traguardo ha significato molto di più perché appena arrivato ha detto: ”Significa che posso realizzare i miei sogni, prendermi cura di me stesso e ispirare gli altri”
Ha nuotato e corso legato al suo partner e allenatore Special Olympics, Dan Grieb, che lo ha aiutato durante le varie transizioni :3,860 m di nuoto + 180,260 km in bicicletta + 42,195 km di corsa. La famiglia prima di vedere questa splendida impresa del figlio ha dovuto sopportare varie vicessitudini legate alla sua salute: un intervento a cuore aperto quando aveva soli cinque mesi, la sua incapacità a camminare fino ai 4 anni e l’impossibilità di mangiare cibi solidi fino all’età di 5 anni più quattro importanti operazioni all’orecchio all’età di 17 anni.
Oggi Chris, 21 anni, dopo mesi di allenamento iniziati lo scorso autunno ha continuato a lavorare sodo, anche in tempo di Covid19, allenandosi per circa 30 ore a settimana senza sottrarsi ai suoi impegni di scuola e compiti da consegnare. Ha utilizzato il metodo “1% better” cioè migliorare dell’1% ogni giorno appuntando su una lavagna gigante nella sua camera i risultati giornalieri. Questo ha permesso a Chris Nikic di sviluppare un’etica del lavoro continua e ferrea e oggi è in grado anche di tenere discorsi motivazionali raccontando il suo percorso sportivo.
“Avere la sindrome di Down significa dover lavorare più duramente di chiunque altro. Ho imparato a lavorare di più nella vita, e questo mi ha aiutato a essere pronto per l’Ironman“, ha assicurato Nikic prima di iniziare. “Sono passato dall’essere quasi in grado di fare qualcosa, a correre un triathlon olimpico sulla distanza”, due anni fa riuscivo a malapena a correre due chilometri!
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