
–di Maurizio Monego – Segretario della Fondazione Culturale Panathlon International “ Domenico Chiesa”–
È noto come Pierre de Coubertin avesse a cuore il connubio Arte e Sport. Il riferimento era l’età classica delle Olimpiadi e la cultura greca che perseguiva l’armonia di corpo e spirito. Nella V Olimpiade, quella di Stoccolma 1912, fecero la loro comparsa i concorsi artistici, che De Coubertin aveva cercato di introdurre fin dal 1906, ma non erano stati disputati a Londra nel 1908. Essi riguardavano pittura, scultura, architettura, musica e letteratura. Come si ricorderà nel concorso di letteratura l’oro fu assegnato a un “poemetto in versi” dal titolo Ode allo Sport composto da due autori, George Hodrod e Martin Eschbach. Alla premiazione si presentò Pierre de Coubertin confessando che dietro a quei nomi usati come pseudonimi c’era lui. La medaglia la ritirò e non la restituì mai, comportamento che molti criticarono considerando il rigore che veniva usato ad esempio nei confronti di accuse di professionismo, una per tutte quella di Jim Thorpe, il pellerossa vincitore di decathlon e pentathlon nei Giochi svedesi. Nel 2008 (6 agosto) la Gazzetta dello Sport pubblicò un articolo dal titolo “De Coubertin si premiava barando”.
Nel 1982 si scoprì che il primo nome usato da De Coubertin per il concorso fosse lo pseudonimo con il quale aveva pubblicato un romanzo nel 1888 e il cognome del secondo fosse tratto dal villaggio accanto al quale era nata la moglie del barone, Marie Rothan.
Nell’Olimpiade di Stoccolma l’Italia poté vantare la riconferma di Alberto Braglia quale campione olimpico bissando l’oro di Londra 1908 nella ginnastica e portando l’Italia a vincere il titolo olimpico a squadre. Quella fu anche l’olimpiade che vide il primo successo di Nedo Nadi nel fioretto.
Nel concorso di pittura trionfò Carlo Pellegrini, brianzolo di Albese, molto stimato da Pierre de Coubertin. Era stato il barone stesso a invitarlo a partecipare. A quel concorso parteciparono 35 concorrenti – 10 francesi, 3 inglesi, 4 italiani, 6 svizzeri, 1 canadese, 1 russo, 1 americano e 9 di altre nazionalità- Pellegrini vinse presentando un grande trittico intitolato gli “Gli sports d’inverno”.

Il trittico “Sports d’Hiver” di Carlo Pellegrini, che vinse l’oro nel concorso di pittura, nella V Olimpiade, Stoccolma 1912.
(foto tratta dal libro “Carlo Pellegrini”, Giorgio Taroni Editore, Como 2005)
Un altro italiano vinse l’oro nel concorso di musica, Riccardo Barthelemy, con la “Marcia Trionfale Olimpica”.
Dal 1912 al 1952 furono consegnate ben 151 medaglie nelle discipline artistiche. De Coubertin era infatti convinto che un vero atleta avrebbe dovuto avere anche capacità più “raffinate” e fece il possibile per integrare la pratica delle arti fin dalle prime olimpiadi moderne del 1900, ma con non poche difficoltà.
“Come nell’antica Grecia, le nostre Olimpiadi dovranno avere esibizioni atletiche ed esibizioni artistiche in egual misura. È questa la differenza rispetto alle normali competizioni sportive” scriveva De Coubertin.
La sua idea iniziale, tuttavia incontrò sempre difficoltà, sia all’interno che all’esterno del Comitato Olimpico e gli stessi artisti finirono per disdegnare il concorso perché nessuno gradiva esporsi ad una brutta figura non vincendo. Così a un meeting del Comitato Olimpico Internazionale avvenuto nel 1949 si decise di abolire le competizioni di natura artistica.
Dal 1952 viene disputato un festival artistico che non rientra nelle discipline ufficiali.
Dall’edizione 2012 dei Giochi, quella di Londra, c’è stata una parziale ripresa delle competizioni artistiche: una apposita commissione giudica opere sui temi sport, lealtà e amicizia; non sono assegnate medaglie ma premi in denaro. Lo spirito originale delle Olimpiadi non è andato del tutto perduto.
Nel sito del CONI (https://www.coni.it/it/news/primo-piano/5856-cio-il-1.html) si legge (28 giugno 2012) «CIO: Il 1° Premio Pittura del Concorso Olimpico Arte e Sport a un’allieva dell’Accademia di Belle Arti di Roma». Si tratta di Volha Piashko che studia all’Accademia di Belle Arti di Roma, già vincitrice del Concorso Olimpico Arte e Sport, indetto in Italia dall’Accademia Olimpica Nazionale, insieme alla Fondazione Giulio Onesti, che aveva bandito la prima edizione del concorso “Onesti nello Sport”. A quel concorso, svolto in collaborazione con CONI e MIUR, c’è stata una grande partecipazione. Centinaia i lavori inviati dalle scuole di tutta Italia sia per la sezione artistico espressiva sia per quella storico documentale.

L’opera “In cerca dell’armonia” di Volha Piashko
Nel 2016 la Fondazione Giulio Onesti ha tenuto il convegno “L’arte delle Olimpiadi – Ieri e oggi” (vedi
Nella presentazione del programma si legge: “L’Arte e lo Sport hanno il potere di aggregare mondi diversi e distanti tra loro. Sono lingue universali, strumenti di comunicazione e di integrazione fra popoli e individui differenti fra loro per nazionalità, cultura, censo e religione. L’unione di questi due potenti motori può concretamente costituire un reale valore aggiunto per valorizzare al meglio sia l’ambito culturale sia quello sportivo. Soprattutto in una città come Roma e in un paese come l’Italia, da sempre culla di storia e cultura antica, moderna e contemporanea.”

Nel 2014 il CONI (https://www.swimbiz.it/portal/il-centenario-coni-tra-sport-e-arte) festeggiò il suo primo secolo in un piacevole sodalizio con l’arte. Un mondo, quest’ultimo, in grado di trasmettere i sani valori dello sport. Mostre e installazioni video- sonore furono tra le iniziative realizzate. In particolare, “Iconica” fu un percorso di opere legate al mondo sportivo di artisti nazionali e internazionali allestite su pannelli presso il Lungotevere, che sarebbe diventato il viale delle arti.